MAX MARA

 

DATEMI UN CAPPOTTO

n° 107 | febbraio-marzo 2007

di Giampaolo Atzeni


Al cappotto, un must invernale non soggetto a mode passeggere, è dedicata la mostra “Coats! Max Mara, 55 anni di moda italiana”, ospitata fino al 4 marzo al Kulturforum dei Musei statali di Berlino. Distribuita in cinque sale, la rassegna

percorre la storia della casa di Reggio Emilia attraverso una panoramica di 70 cappotti dagli anni ‘50 ai giorni nostri. In occasione dell’evento, incontriamo Laura Lusuardi,fashion director di Max Mara


Come nasce la Max Mara?

Nasce nel 1951, dall’intuizione di Achille Maramotti che, dopo la laurea in giurisprudenza, si dedica alla sartoria, una passione di famiglia ereditata dalla bisnonna Marina Rinaldi, che a fine ‘800 gestiva un atelier di lusso nel cuore di Reggio Emilia, anticipando l’idea di prét à porter in un periodo in cui la moda era intesa solo come attività artigianale.


Quale è stato il suo ruolo nell’azienda in questi anni?

Iniziai a lavorare molto giovane per Max Mara, nel 1964. Non avevo alcuna esperienza, solo tanta passione, curiosità e voglia di riuscire. Nel 1969 Maramotti mi affidò il primo incarico di responsabilità, la progettazione della neonata collezione Sportmax. Mi sono poi occupata della collezione Max Mara, sempre come fashion director, ruolo che adesso svolgo a livello di gruppo, per supervisionare le differenti linee dell’azienda.


Quali sono i principi e le priorità del marchi Max Mara?

Qualità, creatività e portabilità dei capi sono i principi che hanno guidato e guidano tutt’ora l’azienda e che si sono rivelati la chiave del suo successo.


Chi sono gli stilisti avvicendati in questi anni?

Tanti: da Karl Lagerfeld ad Anne Marie Beretta, da Guy Paulin a Jean Charles de Castelbajac. Max Mara ha però da sempre privilegiato l’impegno collettivo rispetto ai nomi dei singoli collaboratori. La creatività è concepita come un lavoro di gruppo, che coinvolge diverse professionalità: designer, ricercatori dei tessuti, esperti di sartoria e produzione, addetti al marketing e alla comunicazione.


Le vostre strategie nell’epoca del mercato globale.

Max Mara persegue una politica di comunicazione a livello globale, incentrata sul prodotto e sulla valorizzazione delle sue qualità.


Parliamo della mostra di Berlino dedicata al cappotto.

È un viaggio appassionante nella storia della moda, attraverso Max Mara e il suo prodotto icona. Il cappotto come chiave di lettura è al tempo stesso un punto di vista originale per una mostra su una casa di moda e il capo che meglio sintetizza la ricerca, la qualità e la creatività del nostro gruppo.


L’esposizione presenta anche famose campagne fotografiche e numerose interpretazioni artistiche del cappotto cammello 101801, l’icona di Max Mara.

Grandi fotografi come Peter Lindbergh, Sarah Moon, Steven Meisel, Richard Avedon, Craig McDean si sono alternati nella realizzazione delle campagne pubblicitarie di Max Mara, sintetizzando i dinamismi della moda e dello stile di milioni di donne. Dedicare una sezione della rassegna al loro lavoro è stata una scelta obbligata. Inoltre, a partire dagli anni ‘90, Max Mara ha commissionato ad artisti internazionali come Miwa Yanagi,William Wegman, Frarcois Berthoud opere d’arte che interpretano il cappotto icona dell’azienda: il 101801.


Chi ha curato la mostra?

La curatrice della mostra e del catalogo è Adelheid Rasche, storica dell’arte e della moda e responsabile della Lipperheide Costume Library dei Musei statali di Berlino, la più importante collezione al mondo di storia del costume. Lo studio Migliore+Servetto Architetti associati di Milano si è invece occupato della progettazione degli allestimenti e della veste grafica

Scheda opera

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del catalogo, edito da Skira. Per il risultato finale sia dell’allestimento che del catalogo, è stata fondamentale una stretta collaborazione di tre anni con l’azienda, per comprendere a fondo la filosofia di Max Mara.


Dopo l’esposizione berlinese, la mostra verrà proposta anche in altre città?

È stata pensata per essere itinerante: Los Angeles, Mosca o Pechino potrebbero essere le prossime tappe.