ARTI & ARCHITETTURE

 

A CIELO APERTO

n° 93 | ottobre-novembre 2004

di Giampaolo Atzeni



_____La mostra “Arti & Architettura 1900-2000” conclude la serie di manifestazioni ed eventi organizzati per Genova capitale europea della cultura 2004. La rassegna, che prosegue fino al 13 febbraio, ha come sede centrale Palazzo ducale e si espande in itinerari che si diramano in città, trasformatasi in una grande galleria d’arte a cielo aperto. Curata da Germano Celant, che si è avvalso delle collaborazioni di Gae Aulenti, per l’allestimento, e di Pierluigi Cerri, per il progetto grafico, mette a confronto l’architettura con tutti i possibili linguaggi artistici.

_____Si documentano gli sconfinamenti operati nell’ambito dell’architettura da artisti provenienti dagli ambiti e dalle modalità di espressione più varie (pittura, scultura, design, letteratura, fotografia, cinema) e si mostrano, al tempo stesso, le digressioni degli architetti nelle arti visuali. Celant, che da anni lavora sulla jam session delle arti, intrecciandone i vari linguaggi, tenta ora questa operazione per avviare la costruzione, di un discorso teorico e critico che crei nuove interpretazioni.

_____Un tema importante e attuale, considerata la forte spettacolarizzazione che oggi vive l’architettura. Il curatore parte dalla considerazione che il travaso tra le arti sia storicamente molto presente, perché l’architettura sta ampliando la definizione del suo territorio, permettendo l’irruzione e lo sviluppo della visualità e della soggettività espressiva.

_____In antitesi alla produzione impersonale e astratta che aveva dominato il moderno e il postmoderno, l’architettura oggi “si connette alla scultura e all’immagine per forgiare costruzioni e percorsi urbani che rivendichino una identità figurale e caotica, tipica di un fare artistico. Spinge ad incrociare il suo pensiero concreto alla logica dei media e delle tecnologie, uscendo da una dimensione razionale per andare verso rappresentazioni da sogno e da delirio, in cui conta l’esaltazione creatrice delle forme e dei materiali”.

_____Un percorso che Celant individua a partire dal Guggenheim di Bilbao di Frank O. Gehry fino al Museo di Gaz di Peter Cook, all’insegna di un’espressività spettacolare che incarna una visione del mondo che può assumere anche”aspetti biomorfici e zoomorfici, fantastici e meravigliati”. Attraverso centinaia di modelli, disegni, fotografie, film, sculture e dipinti si documenta la tendenza “ad erodere i confini del possibile per entrare in una architettura della mescolanza che fagocita o cannibalizza i metodi dell’arte... nell’intento di esaltare la metamorfosi reciproca così da verificare come le “molecole comuni siano diventate interscambiabili”.

_____Emerge un’avventura utopica lunga un secolo e oltre che vede esposte opere di Kazimir Malevič, Vladimir Tatlin, Antonio Sant’Elia, Giuseppe Terragni, Ludwig Mies van der Rohe, Piet Mondrian, Le Corbusier, Frederick Kiesler, Costant, Jean Dubuffet, Frank Gehry, Claes Oldenburg-Coosje van Bruggen. La mostra si articola in una sezione storico-analitica e in una pubblica e monumentale. La prima viene ospitata negli spazi di Palazzo ducale dove si trovano modelli architettonici, disegni, ma anche dipinti, sculture, fotografie e film che vanno dalle avanguardie storiche quali futurismo, suprematismo e costruttivismo, dadaismo, neoplasticismo, espressionismo, surrealismo e movimento moderno fino all’esperienza informalespazialista per proseguire con situazionismo, brutalismo, pop art, minimalismo, post modern e arrivare al 2000. Il piano sottoporticato ospita le opere fino agli anni ‘60, il piano nobile i lavori che abbracciano più specificatamente il periodo contemporaneo. Palazzo ducale viene esaltato nella sua complessità architettonica grazie all’allestimento della Aulenti, che privilegia l’interazione tra l’architettura del luogo e quella delle opere esposte.

_____La seconda sezione prevede che un nuovo percorso espositivo si leghi al contesto urbano che grazie ai palazzi dipinti presenta già una forte connotazione dell’osmosi tra arte e architettura. Nel tentativo di liberare la manifestazione dalle costrizioni tradizionali e infrangere i limiti dello spazio espositivo di Palazzo ducale, vengono coinvolti spazi aperti al pubblico: porticati, cortili, scale in piazze, strade, atri e cortili di palazzi storici, dalle facciate su piazza De Ferrari e Piazza Matteotti e da lì a tutta la parte storica di Genova da San Lorenzo a Piazza Caricamento, da Piazza Fontane Marose a Via Garibaldi.  Si diramano, così, in città edifici in scala reale, percorribili, abitabili, capaci di dare una forte connotazione a tutto il discorso che la mostra vuole comunicare.

_____Realizzate da artisti e architetti contemporanei come Gaetano Pesce, Renzo Piano, Aldo Rossi, Maria Nordman Anselm Kiefer, Dennis

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Oppenheim, le opere creano un vero e proprio laboratorio sperimentale per instaurare un rapporto con il pubblico e il tessuto architettonico di Genova. Tra le altre Il Teatro del mondo di Aldo Rossi, collocato di fronte al Porto antico. L’espansione visiva dell’iniziativa e il coinvolgimento  della  città nel suo complesso si attuano grazie anche all’utilizzo di cartelloni, solitamente utilizzati per scopi pubblicitari, collocati in cinquanta punti cruciali, nei quali vengono presentate immagini di fotografi e disegni di artisti e architetti. Un’esposizione spettacolare e di difficile e complessa realizzazione, documentata in un catalogo (Skira), ricco di interessanti testi critici di studiosi italiani e stranieri storici dell’arte e dell’architettura, filosofi, storici del cinema e della fotografia.